Banner sfondo 1600  I VIAGGI DI AGATA

Sovereto. Dopo i tour “Polvere e Ombra” con Vinicio Capossela in Italia, Francia, Turchia, Ungheria e Germania, e con L'Ensemble Organum diretto da Marcel Peres in Colombia, riprende a luglio il suo viaggio musicale attraverso l’Europa. 

D. Giovannangelo, in questo momento si trova in Albania, cosa ama di questa nazione?

R. Per chi nasce e vive in una città sul mare, l'orizzonte è un punto di riferimento. Di fronte a questa linea tra cielo e mare, mi vengono immagini di quello che ci può essere oltre.

Ho incontrato il popolo albanese durante il mio servizio civile come obbiettore di coscienza nel corso dell’esodo verso la Puglia degli anni Novanta. Svolgevo il ruolo di responsabile di prima accoglienza a Giovinazzo. E' stata un'occasione per conoscere una prima Albania, quella raccontata da un flusso migratorio ricco di storie di vite vissute. Da quel momento ho iniziato ad ascoltare le loro musiche tradizionali. Pian piano ho chiesto ad amici albanesi informazioni sul territorio. L'anno scorso sono stato con Vinicio Capossela per alcuni concerti. Credo che fosse destino conoscerla. Una terra permessa alle aquile e a chi vuole trovare semplicità e accoglienza autentica. L'Albania ti bacia il cuore.

D. Lei paragona il momento della partenza e del ritorno dai suoi viaggi all’apertura e alla chiusura di un ciclo.

Le aperture e chiusure di un ciclo si compensano fino a toccarsi, sono i punti che definiscono un'esperienza. Ecco, la partenza e il ritorno definiscono il viaggio. Si parte prima di partire fisicamente e si ritorna a casa per ripartire. Il tempo che c'è in mezzo, e parlo del viaggio, si trasforma nel presente quotidiano. Si apprende, si cresce e si va avanti.

D. Il viaggio è un momento catartico per l'uomo, rappresenta, in scala, l'esperienza della vita.

Ci racconti il suo primo grande viaggio.

Immagino la mia vita come un campo di terra dove posso seminare e raccogliere. Di suo la terra è generosa se sai come lavorarla onestamente. In qualche modo nel mio “pezzo di terra” avevo sbagliato semina e non avevo raccolto nulla: con questo stato d'animo di vuoto e senza punti di riferimento mi sono messo in cammino per Santiago. E' stata una rinascita. A poco a poco la mia clessidra interiore si è svuotata, e sono arrivato alla meta leggero come una piuma. A Santiago la clessidra è stata poi rigirata.

D. Cammino, viaggio o pellegrinaggio?

Andare. Solo andare. La definizione si concretizza con l'esperienza del camminare. Spesso si parte con un’ idea e si arriva con un' altra. Il cammino è una “via” e la si definisce solo andando.

D. Il ritorno a casa. Ha mai pensato di trasmettere la sua esperienza di musicista e viaggiatore nella sua terra d'origine?

Il rapporto con la mia terra d'origine è di amore e odio. L'amo perché la sento mia, fa parte del mio essere. Molti sono i molfettesi illustri che hanno contribuito all'evoluzione sociale e culturale della città in cui si respira cultura. Quando sono all'estero per lavoro, spesso vedo cose che potrebbero essere realizzate anche a casa. E' un confronto che mi viene naturale, una visione pratica di un presente-futuro pronto per essere trasformato. Molfetta da tempo è pronta per essere cambiata, stravolta e i giovani hanno questo potere. Bisogna non soltanto credere nella nuova generazione, ma anche affidarsi totalmente, se si vuole crescere. Lasciare libero il cammino è un gesto di grande maturità e umiltà. Purtroppo l'ossigeno che nutre la cultura a Molfetta si è esaurito. I giovani giustamente emigrano per alimentare i propri obiettivi. Ora non c'è spazio per chi vuole andare oltre l'orizzonte, si va via e la città invecchia.

D. Quale la soluzione?

R. C'è molta confusione tra cultura, turismo, economia, marketing e brand, tutti termini che appartengono a una visione spettacolarizzata, solo mediatica e massiva. Non si va da nessuna parte se non si preserva la propria identità culturale. Se perdiamo l'autenticità della nostra storia rischiamo l'appiattimento culturale, i palazzi antichi diventeranno supermercati e le tradizioni saranno musealizzate. La nostra storia è vita e in quanto tale non può essere messa in una vetrina. E' inaccettabile. Nel mio piccolo ho cercato di trasmettere a Molfetta tutto quello che ho appreso durate i viaggi e le esperienze musicali. In parte ci sono riuscito grazie anche al supporto di artisti e compagni di viaggio, abbiamo creato un pubblico attento e specialistico con festival, laboratori, e residenze artistiche già dal 1996. Nell'ultimo periodo ho provato a mettere la mia esperienza al servizio della città per la costituzione del Forum Cultura. Sono stato eletto coordinatore dall'assemblea partecipante. E' finita miseramente. Mi sono dimesso come coordinatore e, dopo una lunga agonia, il forum si è dissolto per mancanza di dialogo con l’Assessorato alla Cultura e con l'Amministrazione. Perché? Il nuovo fa ancora paura a Molfetta.

D. Da circa due anni collabora con il cantautore Vinicio Capossela, come vi siete incontrati?

R. Se la vita la s'intende come un cammino, gli incontri non finiranno mai e saranno tutti al momento e nel posto giusto. Circa tre anni fa ricevetti una telefonata da una mia cara amica che mi informava che Vinicio era a Molfetta e che mi stava cercando. Esco di casa, vado verso il porto e, proprio sotto la cattedrale, lo incontro. Un incrocio di sguardi pieni di intuizione, ci stringiamo la mano e lo invito a prenderci un caffè sul mare. Abbiamo camminato per il centro storico e il porto e i discorsi si sono incastrati perfettamente tra le antiche vie di Molfetta vecchia. Dopo un lungo silenzio mi ha chiesto di registrare alcuni interventi nel suo nuovo disco “Le Canzoni della Cupa”. Da quel momento la musica ci ha unito ed è nata un'amicizia vera e sincera.

D. Lei dice di scoprirsi musicista ora pur avendo alle spalle una carriera artistica di quasi trent'anni con concerti e spettacoli in tre quarti del pianeta. Perché?

R. C'è una differenza tra quello che si sente e quello che si vuol fare. Esiste una contrapposizione tra cuore e mente. Queste due parti del corpo per natura fisica non sono in 'accordo, si oppongono in modo feroce. Con il camminare per giorni, settimane e mesi, mi sono accorto che pensavo sempre meno e, a poco a poco, la mente si svuotava sempre di più. Durante questa “pulizia” ho scoperto il linguaggio del cuore. Ho capito che per trovare la propria essenza bisogna andare in profondità, toccando il proprio sé. Attraverso questo viaggio interiore ho capito che la mia essenza è fatta di musica.

D. Ha lavorato anche come cuoco, l’ha fatto per necessità o per passione?

R. C' è un pensiero di Marx che mi affascina. Dice che per conoscere una società bisogna praticare diversi mestieri. Più siamo radicati nel nostro ruolo professionale e più ci sentiamo sicuri. La sicurezza si trasforma in ego e diventa potere. Il capitalismo vuole questo, si nutre con la separazione di una società. Se sono preso dalla mia carriera e voglio arrivare al massimo della mia realizzazione, rischio di perdere il contatto con quello che c'è fuori. Nella mia visione di lavoro con la musica gli incontri sono fondamentali. Con i diversi mestieri ho attraversato gli strati sociali sentendomi a mio agio. Se si parla con il cuore la verità ti fa da strada maestra. Mi sono appassionato alla terra e ho fatto il contadino. Mi sono appassionato alla cucina e ho fatto il cuoco. Ho anche fatto anche l'uomo di servizio e pulire la casa come anche cucinare per gli altri era un gesto di amore e affetto. La cucina è una passione che avevo fin da piccolo. E' creatività assoluta e quando non ho trovato motivo per creare con la musica mi sono affidato all'arte della cucina. È anche un ottimo rimedio per guarire il proprio ego.

D. Ci sono progetti in cantiere?

R. Diciassette anni fa scoprì il Cammino di Santiago. Lo rifeci l'anno dopo portando con me un flauto. Mentre camminavo osservavo e suonavo. Sentivo che era tutto fluido e che tra musica e immagini non ci fosse separazione. Tutto era contenuto in un unico respiro. Da allora ho sempre avuto il desiderio di realizzare un disco, una mia nuova via. Ma per poterlo fare avevo bisogno di incontri, esperienze e studio. Due anni fa, insieme a Marzia Mete, amica di via, regista e videomaker, abbiamo percorso tutta la Puglia, da Celle di San Vito a Santa Maria di Leuca. Ad ogni tappa offrivo un concerto alla gente con i musicisti del luogo. Da questo viaggio realizzeremo un documentario che racconterà l'intera esperienza. Un’anteprima è stata presentata a Monopoli e nell'ultima edizione della rassegna “Viator. Cuori, menti e corpi sulle Vie Francigene del Sud”, nella tappa di Ruvo di Puglia. A gennaio scorso ho fatto il mio ultimo cammino partendo da Benevento per arrivare a Monte Sant'Angelo. Quando sono tornato a casa ho avvertito dentro di me tante immagini del passato. Sono entrato in studio e ho registrato quello che sentivo. La fluidità del cammino è continuata trasformandosi in sette melodie. “Via” è il titolo di questo racconto musicale e sarà presentato in autunno.

D Se dovesse consigliare un viaggio?

R. Senza dubbio quello verso se stessi. E' il primo passo per chi vuole conoscere l'amore.

Ecco i suoi prossimi appuntamenti :

4 – 13 Luglio PIGNA (CORSICA) FESTIVOCE con Enza Pagliara, Antongiulio Galeando, Jerome Casalonga, Orlando Furioso e Toni Casalonga.

23 Luglio LIONE (FRANCIA) Festival Les Nuits de Fourvière con Vinicio Capossela

28 Luglio MAINZ (GERMANIA) con Vinicio Capossela

29 Luglio HERZBERG (GERMANIA) con Vinicio Capossela

05 Agosto GJION (SPAGNA) con Vinicio Capossela

07 Agosto RISPESCIA FESTAMBIENTE con Vinicio Capossela

10 Agosto CARPINO FOLK FESTIVAL con Vinicio Capossela

27 Agosto Sponz Festival direzione artistica della Festa conclusiva del festival

01 Settembre ORVIETO FOLK FESTIVAL con Vinicio Capossela

29 Settembre LA RÉOLE (FRANCIA) Festival des Riches Heures de La Réole con ENSEMBLE CALIXTINUS e l'Arciconfraternita del SS. Crocifisso e Monte dei Morti di Sessa Aurunca.

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Sovereto. Dopo i tour “Polvere e Ombra” con Vinicio Capossela in Italia, Francia, Turchia, Ungheria e Germania, e con L'Ensemble Organum diretto da Marcel Peres in Colombia, riprende a luglio il suo viaggio musicale attraverso l’Europa. 

D. Giovannangelo, in questo momento si trova in Albania, cosa ama di questa nazione?

R. Per chi nasce e vive in una città sul mare, l'orizzonte è un punto di riferimento. Di fronte a questa linea tra cielo e mare, mi vengono immagini di quello che ci può essere oltre.

Ho incontrato il popolo albanese durante il mio servizio civile come obbiettore di coscienza nel corso dell’esodo verso la Puglia degli anni Novanta. Svolgevo il ruolo di responsabile di prima accoglienza a Giovinazzo. E' stata un'occasione per conoscere una prima Albania, quella raccontata da un flusso migratorio ricco di storie di vite vissute. Da quel momento ho iniziato ad ascoltare le loro musiche tradizionali. Pian piano ho chiesto ad amici albanesi informazioni sul territorio. L'anno scorso sono stato con Vinicio Capossela per alcuni concerti. Credo che fosse destino conoscerla. Una terra permessa alle aquile e a chi vuole trovare semplicità e accoglienza autentica. L'Albania ti bacia il cuore.

D. Lei paragona il momento della partenza e del ritorno dai suoi viaggi all’apertura e alla chiusura di un ciclo.

Le aperture e chiusure di un ciclo si compensano fino a toccarsi, sono i punti che definiscono un'esperienza. Ecco, la partenza e il ritorno definiscono il viaggio. Si parte prima di partire fisicamente e si ritorna a casa per ripartire. Il tempo che c'è in mezzo, e parlo del viaggio, si trasforma nel presente quotidiano. Si apprende, si cresce e si va avanti.

D. Il viaggio è un momento catartico per l'uomo, rappresenta, in scala, l'esperienza della vita.

Ci racconti il suo primo grande viaggio.

Immagino la mia vita come un campo di terra dove posso seminare e raccogliere. Di suo la terra è generosa se sai come lavorarla onestamente. In qualche modo nel mio “pezzo di terra” avevo sbagliato semina e non avevo raccolto nulla: con questo stato d'animo di vuoto e senza punti di riferimento mi sono messo in cammino per Santiago. E' stata una rinascita. A poco a poco la mia clessidra interiore si è svuotata, e sono arrivato alla meta leggero come una piuma. A Santiago la clessidra è stata poi rigirata.

D. Cammino, viaggio o pellegrinaggio?

Andare. Solo andare. La definizione si concretizza con l'esperienza del camminare. Spesso si parte con un’ idea e si arriva con un' altra. Il cammino è una “via” e la si definisce solo andando.

D. Il ritorno a casa. Ha mai pensato di trasmettere la sua esperienza di musicista e viaggiatore nella sua terra d'origine?

Il rapporto con la mia terra d'origine è di amore e odio. L'amo perché la sento mia, fa parte del mio essere. Molti sono i molfettesi illustri che hanno contribuito all'evoluzione sociale e culturale della città in cui si respira cultura. Quando sono all'estero per lavoro, spesso vedo cose che potrebbero essere realizzate anche a casa. E' un confronto che mi viene naturale, una visione pratica di un presente-futuro pronto per essere trasformato. Molfetta da tempo è pronta per essere cambiata, stravolta e i giovani hanno questo potere. Bisogna non soltanto credere nella nuova generazione, ma anche affidarsi totalmente, se si vuole crescere. Lasciare libero il cammino è un gesto di grande maturità e umiltà. Purtroppo l'ossigeno che nutre la cultura a Molfetta si è esaurito. I giovani giustamente emigrano per alimentare i propri obiettivi. Ora non c'è spazio per chi vuole andare oltre l'orizzonte, si va via e la città invecchia.

D. Quale la soluzione?

R. C'è molta confusione tra cultura, turismo, economia, marketing e brand, tutti termini che appartengono a una visione spettacolarizzata, solo mediatica e massiva. Non si va da nessuna parte se non si preserva la propria identità culturale. Se perdiamo l'autenticità della nostra storia rischiamo l'appiattimento culturale, i palazzi antichi diventeranno supermercati e le tradizioni saranno musealizzate. La nostra storia è vita e in quanto tale non può essere messa in una vetrina. E' inaccettabile. Nel mio piccolo ho cercato di trasmettere a Molfetta tutto quello che ho appreso durate i viaggi e le esperienze musicali. In parte ci sono riuscito grazie anche al supporto di artisti e compagni di viaggio, abbiamo creato un pubblico attento e specialistico con festival, laboratori, e residenze artistiche già dal 1996. Nell'ultimo periodo ho provato a mettere la mia esperienza al servizio della città per la costituzione del Forum Cultura. Sono stato eletto coordinatore dall'assemblea partecipante. E' finita miseramente. Mi sono dimesso come coordinatore e, dopo una lunga agonia, il forum si è dissolto per mancanza di dialogo con l’Assessorato alla Cultura e con l'Amministrazione. Perché? Il nuovo fa ancora paura a Molfetta.

D. Da circa due anni collabora con il cantautore Vinicio Capossela, come vi siete incontrati?

R. Se la vita la s'intende come un cammino, gli incontri non finiranno mai e saranno tutti al momento e nel posto giusto. Circa tre anni fa ricevetti una telefonata da una mia cara amica che mi informava che Vinicio era a Molfetta e che mi stava cercando. Esco di casa, vado verso il porto e, proprio sotto la cattedrale, lo incontro. Un incrocio di sguardi pieni di intuizione, ci stringiamo la mano e lo invito a prenderci un caffè sul mare. Abbiamo camminato per il centro storico e il porto e i discorsi si sono incastrati perfettamente tra le antiche vie di Molfetta vecchia. Dopo un lungo silenzio mi ha chiesto di registrare alcuni interventi nel suo nuovo disco “Le Canzoni della Cupa”. Da quel momento la musica ci ha unito ed è nata un'amicizia vera e sincera.

D. Lei dice di scoprirsi musicista ora pur avendo alle spalle una carriera artistica di quasi trent'anni con concerti e spettacoli in tre quarti del pianeta. Perché?

R. C'è una differenza tra quello che si sente e quello che si vuol fare. Esiste una contrapposizione tra cuore e mente. Queste due parti del corpo per natura fisica non sono in 'accordo, si oppongono in modo feroce. Con il camminare per giorni, settimane e mesi, mi sono accorto che pensavo sempre meno e, a poco a poco, la mente si svuotava sempre di più. Durante questa “pulizia” ho scoperto il linguaggio del cuore. Ho capito che per trovare la propria essenza bisogna andare in profondità, toccando il proprio sé. Attraverso questo viaggio interiore ho capito che la mia essenza è fatta di musica.

D. Ha lavorato anche come cuoco, l’ha fatto per necessità o per passione?

R. C' è un pensiero di Marx che mi affascina. Dice che per conoscere una società bisogna praticare diversi mestieri. Più siamo radicati nel nostro ruolo professionale e più ci sentiamo sicuri. La sicurezza si trasforma in ego e diventa potere. Il capitalismo vuole questo, si nutre con la separazione di una società. Se sono preso dalla mia carriera e voglio arrivare al massimo della mia realizzazione, rischio di perdere il contatto con quello che c'è fuori. Nella mia visione di lavoro con la musica gli incontri sono fondamentali. Con i diversi mestieri ho attraversato gli strati sociali sentendomi a mio agio. Se si parla con il cuore la verità ti fa da strada maestra. Mi sono appassionato alla terra e ho fatto il contadino. Mi sono appassionato alla cucina e ho fatto il cuoco. Ho anche fatto anche l'uomo di servizio e pulire la casa come anche cucinare per gli altri era un gesto di amore e affetto. La cucina è una passione che avevo fin da piccolo. E' creatività assoluta e quando non ho trovato motivo per creare con la musica mi sono affidato all'arte della cucina. È anche un ottimo rimedio per guarire il proprio ego.

D. Ci sono progetti in cantiere?

R. Diciassette anni fa scoprì il Cammino di Santiago. Lo rifeci l'anno dopo portando con me un flauto. Mentre camminavo osservavo e suonavo. Sentivo che era tutto fluido e che tra musica e immagini non ci fosse separazione. Tutto era contenuto in un unico respiro. Da allora ho sempre avuto il desiderio di realizzare un disco, una mia nuova via. Ma per poterlo fare avevo bisogno di incontri, esperienze e studio. Due anni fa, insieme a Marzia Mete, amica di via, regista e videomaker, abbiamo percorso tutta la Puglia, da Celle di San Vito a Santa Maria di Leuca. Ad ogni tappa offrivo un concerto alla gente con i musicisti del luogo. Da questo viaggio realizzeremo un documentario che racconterà l'intera esperienza. Un’anteprima è stata presentata a Monopoli e nell'ultima edizione della rassegna “Viator. Cuori, menti e corpi sulle Vie Francigene del Sud”, nella tappa di Ruvo di Puglia. A gennaio scorso ho fatto il mio ultimo cammino partendo da Benevento per arrivare a Monte Sant'Angelo. Quando sono tornato a casa ho avvertito dentro di me tante immagini del passato. Sono entrato in studio e ho registrato quello che sentivo. La fluidità del cammino è continuata trasformandosi in sette melodie. “Via” è il titolo di questo racconto musicale e sarà presentato in autunno.

D Se dovesse consigliare un viaggio?

R. Senza dubbio quello verso se stessi. E' il primo passo per chi vuole conoscere l'amore.

Ecco i suoi prossimi appuntamenti :

4 – 13 Luglio PIGNA (CORSICA) FESTIVOCE con Enza Pagliara, Antongiulio Galeando, Jerome Casalonga, Orlando Furioso e Toni Casalonga.

23 Luglio LIONE (FRANCIA) Festival Les Nuits de Fourvière con Vinicio Capossela

28 Luglio MAINZ (GERMANIA) con Vinicio Capossela

29 Luglio HERZBERG (GERMANIA) con Vinicio Capossela

05 Agosto GJION (SPAGNA) con Vinicio Capossela

07 Agosto RISPESCIA FESTAMBIENTE con Vinicio Capossela

10 Agosto CARPINO FOLK FESTIVAL con Vinicio Capossela

27 Agosto Sponz Festival direzione artistica della Festa conclusiva del festival

01 Settembre ORVIETO FOLK FESTIVAL con Vinicio Capossela

29 Settembre LA RÉOLE (FRANCIA) Festival des Riches Heures de La Réole con ENSEMBLE CALIXTINUS e l'Arciconfraternita del SS. Crocifisso e Monte dei Morti di Sessa Aurunca.

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